Spettacoli

Anno: 2013

Metamorfosi , un salto a passo di danza che viaggia dalla dimensione originaria al presente, per ritornare di nuovo alle forme magiche e ai personaggi fatti di miti e riti del passato.
Dalla realtà alla fantasia? O espressioni autentiche di noi stessi? Questa è la nostra Metamorfosi.

Anno: 2012

Interrogarsi sull’identità a partire dal conflitto fra interiorità ed esteriorità, fra natura e cultura. Indagine del corpo come via in una trama tra realtà e sogno, tra memoria e immagine, in cui la complessità del corpo diventa gioco di fronte allo scatto di un autoritratto. Da questo percorso nasce Spiriti.

Anno: 2011

Lo spettacolo Serpientes è uno scarabocchio, uno schizzo, un’idea fermata e rappresentata nella sua forma intuitiva, un approccio a questo simbolo universale. In termini teatrali un “work in progress” in scena, con allievi dai 4 ai 65 anni, in cui si spazia dalla rappresentazione moderna e metaforica dei serpenti urbani a quello del serpente mitico e alato Quetzalcoatl della cultura messicana.

Anno: 2010

“Racconti di terra e di mare” è l’assemblaggio di due elementi naturali, la fusione dell’anima dell’acqua con lo spirito del bosco, metafore al tempo stesso della propria natura e dell’anima umana. A questo si oppone l’evento della festa, atto estremo di una società mondana il cui simbolo di artificiosità è incarnato dal vestito.

Anno: 2009

Con allievi del Centro danza e movimento e il Laboratorio Danza delle Origini, Teatro Giardino delle Albizi.

L’ACQUA è il tema di ricerca nell’anno lavorativo 2008-2009 della Danza e Teatro delle Origini.
L’acqua è uno degli elementi più stimolanti nell’attività creativa. Il corpo e la sua poetica rappresentano la capacità di espressione, di cui il filo conduttore è il rapporto con questo elemento fondamentale e naturale della nostra vita quotidiana.
Noi siamo ACQUA, ed è presente anche nelle nostre lacrime. La vita trae origine da Lei, nel grembo materno.
​Numerosi sono i riferimenti all’ACQUA, nei miti e nei personaggi letterari. Noi abbiamo scelto Ofelia e Narciso che per diversi motivi ma per amore ritornano all’abbraccio delle acque attraverso la morte. Una morte metaforica che abbiamo utilizzato per rincontrarci con un’altra cultura, dove il mare e il fiume sono gli archetipi di risorgimento alla vita.
Il simbolo, la metafora, la sua concretezza al contempo viva e sublime, ma sempre reale: ACQUA di mare, di fiume, di pioggia, ACQUA del corpo. ACQUA contaminata dall’uomo.

Anno: 2008

Con allievi del Centro danza e movimento e la Scuola Danza e Teatro delle Origini, Teatro Puccini.

Rose di Sabbia è il risultato di un anno di lavoro ed è anche traccia di coreografie di saggi precedenti che racchiudono vari percorsi, meglio definiti come “pezzi” di un continuo “work in progress”.
I punti di partenza sono stati diversi, ma uniti da due immagini opposte: la città e il paesaggio. Della prima ci hanno influenzato le città europee degli anni ‘40 e ‘80 con i loro simboli e luoghi di ritrovo - il treno e la stazione - fino ad arrivare all’America Latina, mescolando attraverso la danza molteplici radici, precolombiane, europee, africane.
Nel nostro immaginario le rose di sabbia abitano sia nella solitudine delle città moderne che nel silenzio del paesaggio. Le rose di sabbia siamo noi. Il loro disegno è bello ma effimero. E’ nel paesaggio del deserto e, quindi, nella natura da dove abbiamo tratto l’intuizione di un’origine, di un’identità, quella del ritmo cosmico che unisce due punti, il cielo e la terra, il giorno e la notte.

Anno: 2008

Dalla Terra al Cielo, Scuola Danza e Teatro delle Origini, nel Convegno “La multiculturalità nella scuola”, Fondazione Ernesto Balducci, Badia Fiesolana. Coreografia, Araceli Bàrcenas, Percussioni, Leonardo Crociani e Iacopo Orlando.

L’America Latina danza la sua identità, mescolando le sue radici, precolombiana, europea, africana. Dalla terra al cielo è un’ode alla unione di queste tre culture.

Anno: 2008

Piazzale della Porta San Miniato, NottArno, notte bianca in Oltrarno, Comune di Firenze in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio di Firenze, Pistoia, Prato.

Performance di danza afro primitiva.

Anno: 2007

Secondo anno Scuola di Formazione Danza e Teatro delle Origini, Jack and Joe Theatre. Direzione, coreografia e ideazione Araceli Barcenas, Collaborazione ideazione, vocalità e interpretazione, Loriano della Rocca, Video, Leonardo Crociani, Foto, Simona Guasti, Silvia Rachini, Erika Sassetti.

DANZA TEATRO VIDEO
Dove confluiscono la danza e il teatro? Quando il movimento del corpo permette la parola? E quando partendo da questa si può dare vita all’espressione del corpo? La lupa è l'archetipo della vita istintiva e selvaggia che è dentro di noi. La sua ricerca è stato un percorso di studio all'interno della Scuola Danza e Teatro delle Origini che conclude questa prima tappa di formazione con una presentazione in teatro.
Il gruppo è andato dove potrebbe abitare la lupa, nel suo luogo sacro di origine: il bosco. È stato filmato un video, i corpi sono stati fotografati e così, dopo vari traguardi sperimentali, le foglie, l’odore, il cielo azzurro e la potenza della terra entrano in teatro.
Gli artefici di questo progetto sono Loriano della Rocca, attore e regista con una lunga esperienza accanto al maestro Tadeusz Kantor ma rivista attraverso una sua particolare natura selvaggia, e Araceli Barcenas, danzatrice e coreografa messicana che marca il suo lavoro con un linguaggio primitivo, proveniente dalle radici forti del suo paese.
​E’ importante segnalare le influenze artistiche degli autori. La danza teatro degli anni 80, la danza afro e contemporanea nella coreografia e la consegna dell’esperienza kantoriana nel teatro, hanno permesso in questo spettacolo di ricordare qualche spunto di lavoro di quell’epoca. Un remake? Forse, ma con una impronta decisamente selvaggia.

Anno: 2007

Work in progress, primo anno della Scuola Danza e Teatro delle Origini. Dalla scelta libera ed individuale di una fotografia si sviluppano diversi quadri in forma di ritratti, in cui affiorano oggetti umili, come secchio e scopa che mettono in risalto i lavori universalmente ancestrali delle donne.
Sorge anche l’irresistibile frutto “proibito” della mela, che nel racconto di Biancaneve è simbolo di discordia, invidia e trappola, mentre nella religione cristiana appare come simbolo del peccato primordiale.
​La mela può suscitare queste ed altre immagini ma in essenza la sua bella forma tonda rappresenta in scena il segno forte della natura.

Anno: 2006

Deseo  o raccogliendo le margherite, Primo anno di formazione Danza delle Origini e allievi del Centro danza e movimento, Giardino centro danza e movimento

Cosa è il desiderio? Mancanza e quindi malinconia e vuoto, oppure vitalità, pienezza e allegria?
Siamo frammenti di desideri, ginestre, fiori gialle, che dalla terra si viene e alla terra si va.

I corpi si muovono tra l’apparenza di ciò che sembrano, e il desiderio di essere quello che sono. Di generazione in generazione sembra perso il filo della memoria e raccogliere le ginestre diviene simbolo del ritorno al Principio e ricordo dell’appartenenza alla terra. Questi corpi desiderano raccontare le origini, quando i rituali invocavano gli dei e i miti ricreavano la presenza magica dell’avvenire. Quando le feste erano celebrazioni alla vita, non azioni individuali ma collettive, dove sacro e profano si fondevano in una sola dimensione, dove tempo e spazio apparivano come la visione di un sogno.

Anno: 2003

con allievi del Centro danza e movimento, Sala Folco Portinari, Firenze.